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.. HAPPY Hour .. al Bar, la pausa per il caffč, il cioccolato, il tea o tč, gli aperitivi aperitime Stampa E-mail
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Significato di Bar
Il termine bar deriva da una contrazione del termine inglese "barrier", cioè sbarra. Infatti, all'epoca della prima colonizzazione dell'America del Sud, l'angolo riservato alla vendita degli alcolici, nelle osterie o nelle bettole, era per l'appunto diviso dal resto del locale da una sbarra. Da ciò l'uso del termine "bar" sia per intendere l'angolo in cui i liquori vengono serviti e consumati, sia anche il locale stesso.
Altre fonti indicano che il termine derivi dalla contrazione del termine "barred" (che significa "sbarrato"), in quanto nel XIX secolo, nei periodi in cui in Inghilterra era proibita la vendita di bevande alcoliche, sulle porte degli spacci venivano inchiodate delle assi sulle quali questa parola veniva pennellata in calce.
In Italia, l'uso del termine "bar" si discosta parecchio rispetto ai paesi anglofoni, e con tale termine si intende essenzialmente un locale in cui vengono principalmente serviti e consumati sia analcolici che alcolici, in particolare caffè, cappuccino e cioccolata calda, oltre a cibi come pizzette, croissants e prodotti dolci e salati vari. Un bar spesso può anche disporre di luoghi appositi per la consumazione, all'interno o all'esterno del locale, ed è considerato nella cultura italiana come uno dei principali punti di ritrovo, soprattutto nelle ore diurne e pre-serali.
È possibile trovare dei bar "all'italiana" all'estero, soprattutto nei quartieri italiani delle grandi metropoli straniere, dove tale tradizione non è venuta a mancare. Nei paesi di lingua inglese, l'equivalente del nostro "bar" è più o meno associabile al termine café (o caffé a volte).
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Tipi di Bar  
 
American Bar
Con il nome di American Bar vengono indicati tutti quei locali in cui si consumano principalmente cocktail, bevande miscelate o superalcolici.
Il termine iniziò a diffondersi in America negli anni Trenta del XX secolo, quando i cocktail cominciarono a prendere piede sempre più negli Stati Uniti, il 5 dicembre 1933, con l'approvazione del XXI emendamento, si concluse infatti l'era proibizionista, e il mercato dei liquori trasse nuova linfa proprio dalle bevande miscelate.
Rapidamente la moda si diffuse anche in Europa, dove numerosi gestori di bar ribattezzarono American Bar i propri locali, sebbene non sempre tali locali fossero dediti esclusivamente alla vendita di cocktail.
Di solito l'American Bar ha un importante banco bar con degli sgabelli sul fronte e richiede del personale specializzato (i cosiddetti barman) per il servizio.
Una curiosità: il più antico American Bar in Europa è quello del Savoy Hotel di Londra: fu aperto nel 1898, quando vennero introdotti per la prima volta i cocktail nella capitale britannica.
Per rendersi conto di quanto questo tipo di locale sia diffuso, anche in Italia, basta scrivere la parola American Bar in Internet, e spulciare la lunga lista di nomi che compare.
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Full Enjoy Bar
Con l’espressione di matrice inglese ma di derivazione americana “Full enjoy“, solitamente riferita ad attività ricreazionali (quasi sempre a forme avanzate di bar), il cui significato letterario è piacere totale, si intende un modello peraltro ultra avanzato, di servizi offerti “a fascia oraria” da parte di bar o attività similari.
E’ un modello sicuramente innovativo che si è andato diffondendo negli U.S.A. a partire dagli anni 2000 e pian piano comincia a far capolino in Europa, grazie al quale i locali che l’adottano offrono alla propria clientela dei servizi per ogni momento della giornata, dalla variegata e curata prima colazione, al break di mezza mattina, dall’aperitivo ricercato pre-pasto, alla veloce consumazione da pranzo, dall’aperitivo serale (quasi sempre servito con la formula “Happy hour“) alla cena anche se solo fredda. Il successo di questo modello risiede soprattutto nella cura che viene riposta nell’offrire i suddetti servizi, talvolta in ambienti ravvivati da musica e spesso combinati con altri che sono specifici dei centri benessere, come massaggi e saune.
Negli Usa l’avvento dei “Full enjoy“ sta trovando un grosso favore anche perché vi si trovano spesso abbinate delle “smoke rooms” agevolate peraltro dell’attuale legislazione sul fumo.
In Gran Bretagna l’avvento dei “Full enjoy“ sta riscuotendo favori soprattutto tra la clientela dei classici wine bar.
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Lounge Bar
Il termine lounge bar identifica un particolare tipo di locale pubblico che oltre ai normali prodotti di caffetteria è in grado di proporre alla clientela una serie di prodotti alternativi come cocktails, vini di buon livello e stuzzichini particolari.
Questo tipo di attività commerciale spesso incentra il proprio lavoro sulla fidelizzazione del cliente, attirandolo con prodotti dedicati, serate a tema, musica dal vivo e soprattutto con un genere di arredamento volto a stimolare l'ozio e le pubbliche relazioni.
Il termine "lounge" vuol dire divano, ed infatti in tutti i locali di questo tipo è facile trovare una zona arredata con divanetti morbidi su cui "bighellonare" (dal verbo inglese to lounge).
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Wine Bar
Innanzitutto: che cos'è un wine bar? Nonostante la parola possa apparire inutilmente elaborata, il wine bar vero e proprio è in effetti qualcosa di diverso sia da un'osteria, o da una taverna, sia da un'enoteca. Vedere in dettaglio in cosa consistono queste differenze può aiutarci a capire meglio pregi e difetti di un locale che, come i ristoranti di sushi, sta prendendo sempre più piede in tutta Italia.
Il cliente entra in un wine bar per un motivo piuttosto semplice: attirato dalla vetrina straripante di bottiglie di vino, vorrà fermarsi a gustare un calice del suo vino preferito, o magari opterà per farsi consigliare dal gestore/barista. Si tratterà dunque di un cliente esigente, che avrà una certa esperienza alle spalle. A differenza di un'osteria, però, il cliente di un wine bar non avrà a disposizione che qualche stuzzichino o antipasto, molte volte nemmeno quello. Il wine bar, infatti, è fatto per gustare il vino seduti a un tavolino, in compagnia di qualcuno. Non come avviene in un'enoteca, dove i clienti a tutti gli effetti entrano solo per comprare del vino in bottiglia, ma soprattutto alla spina, con qualche assaggio al volo offerto dal gestore.
Un wine bar degno di questo nome, dunque, dovrebbe essere il tempio del vino: fornito di una buona panoramica di vini, gestito da personale esperto che sappia come trattare le bottiglie (e i clienti) e aperto a iniziative culturali quali, ad esempio, corsi e degustazioni... di vino, ovviamente!
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Sushi Bar
In Italia è ormai un cibo conosciuto e apprezzato, mentre in Giappone è da sempre un piatto tradizionale: stiamo parlando del sushi, cibo che non è definibile come semplice pesce crudo. Oltre che nei classici ristoranti, presenti da una decina d'anni nel territorio italiano, il sushi può oggi essere acquistato nei cosiddetti sushi bar, detti anche take-away and delivery.
Il sistema è molto semplice, ed esiste già nelle città più grandi d'Italia: ci si può recare direttamente nel sushi bar, oppure si possono ordinare i prodotti con una telefonata (come siamo abituati a fare per le pizze), o addirittura... tramite internet. Molti sushi bar, infatti, dispongono di un proprio sito web, dove è possibile “fare shopping” con le stesse regole di un qualsiasi altro negozio on-line di abbigliamento, articoli sportivi, ecc. La consegna, ovviamente, verrà effettuata a domicilio.
Di solito le due definizioni (take-away and delivery e sushi bar) sono equivalenti, anche se nel secondo caso avrete la certezza di poter consumare il sushi all'interno del locale, mentre non è detto che un take away abbia lo spazio per farlo.
In Giappone esistono sushi bar in cui i prodotti scorrono di continuo su un nastro trasportatore, permettendo così al cliente di servirsi da sé, con la garanzia, inoltre, della massima freschezza del pesce, fondamentale per un cibo così delicato. In Italia tale pratica è ancora molto rara, mentre non è raro trovare esposte in vetrina, come avviene in Giappone, copie in cera dei piatti preparati all'interno, talmente verosimili da risultare indistinguibili tra loro!
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Coffee Shop
Con il termine coffee-shop (in Olanda i termini vengono uniti in Coffeeshop) vengono indicati i locali autorizzati dallo Stato (Paesi Bassi principalmente) per vendere al consumo modesti quantitativi di droghe leggere. Sono parte della politica dei Paesi Bassi in materia di stupefacenti.

Generalmente all'interno di questi locali è possibile consumare, provare e confrontare gli effetti delle diverse varietà e qualita' di droghe leggere, ricevendo anche consigli dai venditori. Nei locali spesso si possono ritrovare tutti gli accessori e gadgets adatti o adattati, per l'uso ed il consumo di cannabis; assieme a una vasta gamma di cannabinoidi assolutamente naturali e non sofisticati, vengono talvolta venduti dolci e dessert a base di queste sostanze, come la space cake e lo space chocolate..

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Cyber Cafè o Internet Caffè
Un cybercafe o internet café o internet point è un luogo dove è possibile utilizzare un computer con accesso ad Internet a pagamento, di solito a tariffa oraria o a minuti. Può funzionare anche come un normale bar, dove sono serviti cibo e bevande.
E' pensato prevalentemente per offrire alla Somministrazione di caffè e bevande un servizio accessorio di navigazione e chat per rendere effettiva la "Happy Hour"

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Digital cafè
cybercafe
Il Digital cafè è un locale Bar di intrattenimento dove si tengono dibattiti, conferenze, presentazioni, salotti letterari, riunioni.
E' organizzato con Video online, monitor ad alta definizione, sfondi schermo verde ed è dotato di impianto Wifi per consentire la navigazione Internet protetta da intrusioni esterne e l'uso di E-book e E-reader
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Tea Room
Una sala da tè (tea room), o, specie in riferimento a quelle orientali, casa da tè, (francese: salon de thé) è un esercizio pubblico la cui principale attività è quella di servire tale bevanda abbinata alla somministrazione di pasticcini e prelibatezze alimentari.

L'aspetto e le funzioni delle sale da tè variano largamente nei vari paesi e culture, e laddove il costituisce una bevanda particolarmente diffusa si ha spesso una moltitudine di tipologie diverse di tale locale.

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Gay Bar
Un gay bar è una tipologia di bar rivolto principalmente a una clientela gay o lesbica. Altri nomi adottati che includono questa fattispecie di clientela sono: gay club o gay pub, queer bar, lesbian bar, dyke bar, o boy bar.

I locali gay, siano essi club o bar, servono innanzitutto come punto di incontro per la comunità gay, come del resto lo sono i suoi corrispettivi eterosessuali.

La musica, come nei bar eterosessuali, può essere live, mixata da uno o più Dj, latino americano, jazz, blues, disco, drum'n'Bass, punk, house, trance, techno, commerciale. Generalmente il genere di musica viene associato a un particolare giorno settimanale, dalle dimensioni, dall'immagine e dalla clientela del bar stesso. Una particolartà appariscente di questi locali è l'effetto scenico prodotto dell'illuminazione, attuata con tecnologia elettronica impiegante moderni dispositivi LED ad alta intensità, oltre alla sfera specchiata, alla macchina del fumo (fog-machine), alla proiezione di effetti speciali o filmati video, cubi, piattaforme su cui ballare o vedere spettacoli, gabbie, cubi per i ragazzi immagine (chiamati go-go boy/girl). Alcuni club gay hanno anche la backroom o dark room, che sono solitamente camere buie dove le coppie si possono appartare in intimità.
Alcuni bar gay restringono l'entrata solo a persone gay o lesbiche, altri optano per una clientela mista con una prevalenza omosessuale. Generalmente i gay bar con darkroom hanno una politica di ingresso più restrittiva. I gay bar sono spesso aperti anche per i transgender e i travestiti, e possono offrire esibizioni in drag.

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I Bar Firmati
Bisogna scegliere il percorso sensoriale ben definito, la clientela giusta, individuare uno o più stili di vita da proporre, avere una forte identità e saperla comunicare con coerenza in tutti i dettagli, un designer giusto e un marchio d’ alta moda.
Per entrare nel mondo della griffe, capire la filosofia dello stilista e apprezzare lo stile di “quel” designer, o architetto che lo ha realizzato bisogna capire che un concept bar è un luogo d’incontro dove vitalità gusto e divertimento portano il tocco inconfondibile di qualche stilista di fama mondiale.
Così al Just Cavalli caffè entriamo nel pieno lifestyle di Roberto Cavalli sorseggiando un cocktail su grandi divanoni leopardati, immersi in un giardino suggestivo ai piedi della Torre Branca, mentre al Gold Restaurant di Dolce&Gabbana siamo “immersi nell’oro”, il colore del lusso e della dolce vita e al Trussardi Alla Scala Café possiamo unire la qualità d’alta cucina alla velocità dei ritmi della vita frenetica di Milano, all’interno di un luogo dal design innovativo, lineare e accattivante.
Ecco che Milano, proprio nel pieno della settimana della moda, aumenta la sua lista di concept bar e assiste all’apertura del Romeo Gigli cafè e Spazio Pangea in Via Fumagalli 6, avvenuta al termine della sfilata della casa di moda. Si tratta di uno spazio creato appositamente perché possa diventare un luogo d’ incontro, nel quale organizzare importanti eventi di diverso tipo, aperti a tutta la città ed iniziative che vadano a coinvolgere illustri personaggi della scena internazionale. Una sorta di salotto-laboratorio nel quale i linguaggi come quello della moda, del design, della letteratura e dell’arte andranno confluire in un tutt’uno. Un contenitore aperto ad artisti, intellettuali, appassionati d’arte e a chiunque apprezzi un ambiente culturalmente interessante Al suo interno, troviamo anche una libreria della moda con rari libri e pubblicazioni, o collezioni di riviste dagli anni 20 ad oggi. Il Romeo Gigli Cafè promette di differenziarsi anche proponendo una vasta gamma d’iniziative extra settore: concorsi per giovani artisti, esposizioni di opere d’arte contemporanea e design fino a rassegne di musica indipendente e iniziative benefiche. Il tutto sotto la verve di Gentucca Bini, direttore creativo della griffe.
Arredato dal concept design di Driade, il nuovo spazio Romeo Gigli, presenta così già nell’aspetto, un lato tecnologico e contemporaneo.
Il concept bar quindi, soddisfa i bisogni del consumatore che diventa sempre più attore, con un forte desiderio di partecipazione, alla ricerca di uno stile di vita più che di un buon cocktail in un bel bar. Siamo molto più attenti alla qualità del nostro benessere e la cerchiamo in luoghi diversi, curati e raffinati, forse perché mondani o forse, semplicemente, per uscire un attimo dal caos quotidiano ed entrare, anche solo per il tempo di un caffè, in un mondo stra-ordinario.
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Caffetteria
Gli operatori del caffè italiano stanno affilando le armi per controbattere l'espansione delle reti straniere delle caffetterie e per l'affermazione del caffè italiano. Le operazioni sono appena iniziate e mettono al primo posto l'espresso italiano come il caffè al superlativo decantando le famose 4 M della tradizione napoletana: miscela, macinazione, macchina e manualità.

A partire dagli anni '90, gli anglosassoni hanno capito che il mondo del caffè all'italiana, opportunamente sviluppato in chiave di marketing, poteva generare delle nuove realtà consumistiche. E così, hanno cominciato a parlare di caffè espresso, di cappuccino, di "frappuccino", di caffè Verona, di espresso decaffeinato, di tostatura all'italiana, ecc., tanto che oltreoceano si è cominciato a parlare di stile italiano e di caffetterie all'italiana. In realtà hanno cominciato ad utilizzare il fascino e lo stile del prodotto italiano, per poi creare un modo nuovo di fare, servire e bere il caffè. Inoltre, gli americani, da maestri del marketing quali sono, hanno cominciato ben presto a differenziare il prodotto, utilizzando fattori quali la varietà e l'origine del prodotto stesso. L'offerta delle caffetterie anglosassoni spazia dalle varie qualità (Arabica e robusta) al Paese d'origine dei grani: Giamaica, Sumatra, Costarica, Etiopia, Kenya, ecc. Hanno poi innovato nel senso di puntare al target dei giovani, dei turisti e degli stranieri, più propensi a nuove sperimentazioni e a stili di consumo diversi. Hanno creato, cioè, un nuovo modo di offrire il caffè. Nei nostri bar il caffè è ottimo, ma ha un difetto: si beve in piedi, si consuma in pochi attimi, è molto forte. Il "bar all'italiana" non favorisce il rilassamento e la socializzazione: il cliente è un individuo, normalmente solo, che ha fretta di consumare e di uscire dal locale. Anche il layout, i colori, i materiali dei banchi dei bar, i pochi tavolini, le sedie scomodissime, le luci, non contribuiscono a creare quell'atmosfera dei vecchi caffè torinesi, veneziani, viennesi, triestini della tradizione classica. Dopo avere permesso agli americani di impadronirsi della pizza siamo vicini alla resa anche del caffè italiano ma gli operatori italiani del caffè si sono già resi conto che per combattere lo strapotere dei colossi stranieri, bisogna combatterli sullo stesso piano, cioè attraverso le reti commerciali. Non necessariamente in franchising, ma anche in gestione diretta, purché con una visione di network. Quello che conta è che siano locali monomarca, con l'insegna uguale, i colori uguali, con un'offerta sempre uguale, ma che siano facilmente riconoscibili tra mille locali diversi. E gli operatori del settore del caffè, negli ultimi anni, hanno già cominciato a reagire nel modo corretto: quello della sana concorrenza. Le strategie d'attacco sono diverse a seconda del background dell'operatore. Chi già opera attraverso delle reti dirette o in franchising, come Autogrill, ha, come modello, la rete americana Starbucks, il colosso dei coffee shops che conta oggi oltre 5.600 locali in 28 Paesi.

 
Happy hour
La contrazione dei consumi frena i monodose, ma risparmia gli alcolici. oggi più che mai è necessario puntare sull’italianità dell’offerta e dell’ambientazione dei locali. ne sono convinti i principali attori e osservatori del mercato che auspicano una diversa strategia degli esercizi pubblici, sollecitati ad abbasare i prezzi e garantire un servizio più professionale.
Non faceva ufficialmente parte del suo celebre giuramento, ma Ippocrate già lo prescriveva ai pazienti nel lontanissimo V secolo Avanti Cristo. Le prime gocce di aperitivo, volendo ripercorrere un excursus storico, risalgono infatti a quel periodo quando il medico greco, per somministrare un rimedio contro l’inappetenza dei suoi pazienti, inventò il cosiddetto “vinum hippocraticum”, un bianco dal gusto dolce amalgamato con aromatici fiori di dittamo, assenzio e il pungente sapore della ruta. La bevanda così creata veniva ingurgitata tutta d’un fiato, a causa del retrogusto decisamente amaro. Per rimediare a questa eventualità e rendere più gradevole il consumo, i romani decisero di aggiungere al mix così creato del rosmarino e della salvia, mentre avanzando nei secoli e, grazie allo sviluppo dei rapporti commerciali e di scambio tra l’Europa e i nuovi continenti, l’aperitivo venne impreziosito con ulteriori nuove spezie, tra cui la noce moscata, i chiodi di garofano, la cannella, il rabarbaro di provenienza asiatica, la china, la mirra e il pepe. L’intento, comunque, era sempre quello di stuzzicare l’appetito e, non per niente, l’origine della parola deriva dal latino “aperire” che significa appunto aprire.
L’aperitivo come consumo di massa di fatto nasce al 1789, in contemporanea con l’esplodere della rivoluzione francese. Tutto si sviluppa dall’intuito di Antonio Benedetto Carpano, un fine distillatore torinese con una passione smisurata per la letteratura tedesca e perfettamente capace di maneggiare e mischiare tra loro liquori di diversa provenienza (insomma, l’antesignano del barman dei giorni nostri). Proprio nel retrobottega del suo negozio, Carpano scova la giusta ricetta che dà corpo al vermouth (dalla parola tedesca “wermut” che è la traduzione germanica della parola assenzio), ottenuto miscelando vino bianco aromatizzato con alcol a 95’, zucchero e assenzio maggiore. Il risultato finale in poco tempo fa breccia nel palato della gente. Ne va ghiotto soprattutto Vittorio Emanuele II che, letteralmente conquistato dal sapore, decide di promuovere la bevanda ad aperitivo ufficiale di Corte.
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