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Collaborare ai progetti Happy con il telelavoro conviene ? Stampa E-mail
telelavoro
Il telelavoro è utile ? conviene?
Collaborare ai progetti Happy con il Telelavoro
www.collaboraconnoi.it

Navigando sul web sono capitato casualmente in un articolo sul Telelavoro che mi ha colpito sia per la chiarezza espositiva che per le sincere affermazioni e deduzioni e la lucida e disinteressata evidenziazione de"pro" e dei "contro" su questo argomento.
Mi ha talmente interessato che ho voluto approfondirne la conoscenza e la provenienza.
L'argomento diviso in due parti, pubblicate in tempi diversi che ho riportato di seguito, l'ho trovato sul sito www.mammafelice.it dove ho avuto l'opportunità sia di conoscere "virtualmente" l'autrice - alla quale formulo i miei sinceri complimenti -che di trovare nel suo Blog tante altre "mamme" interessate all'argomento "Telelavoro" o "Lavoro a tempo variabile" che consenta di conciliare il lavoro con il vivere !
Siccome si tratta di una testimonianza che trovo utile far conoscere a chi voglia collaborare come Partner o Promoter al mio progetto "Happy", l'ho pubblicata in questa Comunità del Network Happy perchè sia utile per approfondire l'argomento e riflettere, prima di decidere
Grazie a "mammafelice" sia per il contributo fornito, anche se involontario e casuale, che per la concessione della pubblicazione delle sue utili testimonianze.
Mr. Happy  - www.happy.it  - www.networkhappy.it  -  www.collaboraconnoi.it
 
Parte 1

Lavorare da casa… si può?

Come ho spesso detto, io sono una telelavoratrice. O meglio, sono una lavoratrice autonoma e lavoro da casa (dal corridoio, precisamente :mrgreen:   ).
Non posso dire di aver propriamente ‘scelto’ questa situazione, ma posso dire di essermici buttata a capofitto quando l’occasione mi si è presentata in modo tangibile.

Quando sono rimasta incinta ho perso il lavoro: un lavoro che adoravo, in centro, all’Università. Uno spasso veramente, sia per il tipo di ambiente, che per le persone che ho incontrato. Quando ho perso questo lavoro, ci son rimasta male! Molto male! Avevo paura, come un po’ tutte le neomamme, di non riuscire a tornare nel mondo del lavoro dignitosamente, visto che lavorare non solo mi serve, ma mi piace!

Così ho rispolverato le mie conoscenze tecniche ed ho ricominciato ad occuparmi di siti web, questa volta professionalmente. Il primo anno, con Dafne molto piccola e poco tempo a disposizione, ho lavorato con ritenuta d’acconto.
Il secondo anno ho aperto una P IVA sotto il Regime dei Minimi, che prosegue in questo terzo anno.


Quindi la mia risposta è: Sì, si può lavorare da casa. Ma…come?

La mia ‘fortuna’ è stata quella di avere una professionalità facilmente ‘vendibile’ sul web: realizzo siti web e blog. Quindi il mio lavoro si può facilmente svolgere via terminale, e non per forza in un ufficio.
Difficile è quando non si ha una professionalità vendibile sul web: se avessi fatto la panettiera, per dire, non avrei potuto lavorare da casa.

Ma ci sono tante altre professioni che si possono ‘offrire’ su internet, e magari non si sa di possedere: chi ha buone capacità di scrittura può proporsi come scrittore freelance per i portali online;  se si è veloci a digitare, ci si può proporre per la battitura di tesi, o per data entry;  se si conosce bene una lingua straniera, ci si può proporre alle agenzie di traduzione o alle aziende di import-export per traduzioni ’spot’ o ai portali internazionali; se si fanno belle fotografie, ci si può proporre alle riviste o ai siti di stock foto; se si è bravi con la grafica, ci si può proporre alle aziende di sviluppo web, e così via…

Regole banali, ma basilari per lavorare su Internet

Cosa bisogna fare per essere presi sul serio?
Essere seri. Per lavorare da casa occorre fare dei piccoli investimenti, dotarsi delle giuste attrezzature, proporsi attraverso i giusti canali.
Ecco alcune idee che vi do senza la pretesa di insegnarvi nulla, ma a partire dalla mia esperienza personale e soprattutto lavorativa, visto che per formazione scolastica ho lavorato anche nella selezione del personale.

Per esempio:

- Imparate la Netiquette, ovvero il modo di comportarsi su Internet. Per esempio evitate lo spam, non mandate email a più indirizzi mettendo le email in chiaro, non scrivete in maiuscolo, non usate abbreviazioni tipo sms, non inoltrate mai catene di S. Antonio soprattutto se si tratta di bufale non verificate, non scrivete email con testo colorato o con font strani (mai usare il Comic, per favore!), non spedite allegati non richiesti o non ridimensionati a sufficienza…

- Procuratevi un indirizzo email funzionante e ‘serio’: se la vostra email è tenerinapuccipucci76, forse il vostro cv verrà cestinato. Aprite un indirizzo di posta elettronica su Gmail, nella forma nome.cognome, e inserite nelle email una bella firma (non colorata, e non con le gif animate!) che vi renda contattabili semplicemente: Nome e Cognome / email / telefono / cellulare / skype / sito web/blog

- Inviate un cv mirato: non inviate il vostro Curriculum a casaccio, e non inviatene 50 alla volta. Scrivete un bel curriculum, serio, pulito, di massimo 2 pagine, utilizzando il cv del Formato Europeo e stampato in PDF, e corredatelo da una email di presentazione breve ed efficace. Mandate un cv solo per rispondere a un annuncio, oppure solo se lo avete annunciato prima via mail o telefono. Non recatevi presso le aziende a consegnare il cv a mano: fatelo solo se vi è stato concesso un appuntamento! Spedite il vostro cv tramite email, possibilmente non il Lunedì (giorno in cui le persone rientrano al lavoro e potrebbero cestinarlo con lo spam accumulatosi nel weekend), nè il Venerdì (giorno in cui la gente sta pensando al suo weekend e ha altro per la testa). Non telefonate mille volte per sapere se il vostro cv è stato ricevuto! Piuttosto richiedete la notifica di ricezione del messaggio.

- Create un blog: qualsiasi professionalità stiate offrendo, avrete più possibilità di essere notati e apprezzati se avete un sito internet o un blog (ben fatto!) che vi serve come cv online. Tenete il vostro blog sempre aggiornato, e se non sapete creare un blog, non usate palliativi tipo word, frontpage, netscape: creano del codice che i motori di ricerca non indicizzano correttamente, e non sono ottimizzati per tutti i browser. Piuttosto fatevelo fare da qualcuno esperto (ehm… :fiu:   ), o usate un blog ospitato su una piattaforma gratuita, per esempio Blogger.

- Lavorate nella Legalità: se offrite il vostro lavoro, dovete essere pronti a rilasciare una ricevuta o una fattura. Se il vostro reddito non supera i 5000eur nell’anno solare, potete usufruire delle ritenute d’acconto, o lavoro occasionale (che deve essere occasionale davvero). Oppure potete affidarvi a un commercialista (o all’Agenzia delle Entrate) e aprire una P IVA: con il Regime dei Minimi potete avere un regime fiscale agevolato, se non superate i 30mila euro l’anno (magari!). Non offrite e non accettate lavoro in nero: chi offre lavoro in nero non sta offrendo un lavoro serio. E se poi non vi pagasse?
Naturalmente apritevi un conto corrente online dedicato al lavoro, e fornite ai clienti la possibilità di pagarvi con un bonifico online (farsi pagare con postepay o altri metodi astrusi non è professionale, e non sono sicura che sia legale).

- Procuratevi le attrezzature giuste: munitevi di una connessione ad internet professionale, ovvero non con un compagnia telefonica che ogni 3×2 vi lascia offline, ma spendete qualcosa in più per non avere interruzioni di linea. Createvi un account Skype (messenger usatelo per parlare con le amiche, non per lavoro…) e inserite del credito per fare telefonate. Se non avete il telefono fisso, procuratevi un telefono voip con un numero geografico. Abilitate un servizio di fax online. Comprate le licenze dei software che utilizzate, compresi gli antivirus, e non scaricate illegalmente programmi, sw, eccetera: tenete sempre il PC pulito da file illegali e non usatelo per scaricare con Emule e simili o per giocare, per evitare di essere invasi da virus e trojan. Usate un PC dedicato al lavoro, in cui le cartelle siano ordinate per anno e per tipologia (offerte, fatturazione, ecc…) e i file nominati in modo da ritrovarli (2010-02-10_Nomefile).

- Siate onesti: secondo il motto di Google, Don’t be evil, siate onesti e non approfittate delle difficoltà dei vostri clienti, non chiedete cifre gonfiate in base alla mancanza di alternative del cliente, non pensate di poter fregare i clienti in un mondo in cui le informazioni circolano liberamente, siate gentili. Date sempre la possibilità al cliente di potersi ‘liberare’ di voi: i buoni clienti non sono quelli che si tengono per forza, ma quelli che si tengono per fiducia e apprezzamento.
E soprattutto siate aperti: condividete TUTTO il vostro sapere, non abbiate paura di metterlo a disposizione e condividerlo, perchè tanto la vostra abilità non dipende dalla quantità di informazioni che possedete, ma dal modo in cui sapete farle vostre.

Come direbbe una certa Mammafelice, siete voi che potete fare la differenza, con il vostro talento e le vostre idee… e non le nozioni che chiunque può imparare leggendo un qualsiasi manuale. (Eccetto il Manuale della Felicità, ovvio!! Quello è importantissimo ehheee :heart:   )

Le idee non contano, se non vengono realizzate. Abbiate il coraggio di realizzarle e siate felici!!! :cuore:

(E se non mi sputazzate in faccia, avrei in mente altre idee sul lavoro da casa, tipo: Monetizzare un blog, Aprire un negozio online, Pro e Contro del telelavoro, Come arredare l’ufficio :heart:   )

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Parte 2

Lavorare da casa: pro e contro

 

Qualche giorno fa ho iniziato a raccontare la mia avventura di telelavoro, in un post generico in cui non ho potuto affrontare tutti gli argomenti che desideravo affrontare. Così, visto che mi è stato chiesto e che mi fa piacere parlarne, eccomi alla seconda puntata: i pro e i contro del lavoro da casa.

Inizio subito col dire che il mio bilancio è positivo: nella mia scala a punti, il telelavoro batte il lavoro dipendente. Ma, come vedremo, non esistono un modo giusto e un modo sbagliato di approcciarsi a questo stile di vita, e quindi la conclusione, che io invece anticipo, è: a ciascuno il suo.


L’unica vera discriminante per lavorare da casa, a mio parere, è il proprio tipo di carattere (oltre naturalmente al fatto di avere un lavoro che si possa svolgere da casa):

- Non bisogna essere ansiosi: chi ha la tendenza a preoccuparsi molto o a rimuginare sulle cose, potrebbe avere difficoltà. Bisognerebbe invece riuscire a staccare la spina sempre, anche a casa, senza angosciarsi quando c’è una montagna di lavoro che aspetta di essere terminato;

- Non bisogna avere paura di fallire: per alcuni la sensazione di possibile fallimento è bloccante. Essendo che il fallimento è possibile (così come del resto è possibile chiudere un negozio ben avviato o essere licenziati o finire in cassaintegrazione) e non ci sono paracaduti, bisogna avere un pizzico di incoscienza e fatalismo. Per me questo non è stato mai un problema. Così come ho fatto tante volte per motivi molto più seri, mi son sempre detta:  Se va male, posso sempre trovare un lavoro tradizionale.
Questo implica il fatto che ci si debba dare delle scadenze oltre le quali non si deve andare. Se la vostra sopravvivenza economica è massimo 6 mesi, è stupido ostinarsi a finire sul lastrico per un’idea che non funziona;

- Occorre essere rigidi: nonostante il telelavoro regali flessibilità estrema, bisogna saper essere molto rigidi. La vostra flessibilità non deve trasformarsi in lassismo o in disponibilità: se avete deciso che lavorerete da casa 5 ore al giorno, in quelle 5 ore al giorno non esistono impegni non-lavorativi. Quindi non si fanno le lavatrici, non si accompagna la nonna al Cimitero, non si va a comprare un etto di prosciutto al volo, a ritirare il piumone in lavanderia, ecc… Così come in ufficio io non mi sono mai assentata a metà mattinata per andare a fare ‘solo una commissione veloce’, così faccio anche a casa.
Questo significa che bisogna saper dire di NO senza sensi di colpa.

- Occorre saper dire di NO: per lavorare in proprio bisogna saper dire di NO sia alle distrazioni esterne, sia ai clienti. Per lavorare davvero, bisogna avere il coraggio di rifiutare i clienti che non vi piacciono o che vi sembrano problematici, e bisogna avere il coraggio di dire di NO a lavori che potrebbero rappresentare una perdita. E’ una cosa difficile da fare: si hanno sempre delle remore a rifiutare un lavoro… ma è necessario farlo, se non si vuole soccombere.

Tutti questi punti dipendono dal carattere della singola persona. Non siamo tutti uguali, per fortuna! C’è chi si sentirebbe in colpa a rifiutare una commissione alla nonna, o chi non riesce a lavorare con la casa in disordine (a me riesce benissimo :heart:   ), o chi di notte non dorme perchè il pensiero del mutuo da pagare è insostenibile. Va tutto bene, ed è giusto così!

Bisogna essere disposti a investire molto (tempo, denaro, energie, concentrazione…) e a guadagnare ‘diversamente’. L’obiezione più forte che mi viene rivolta quando elogio il lavoro autonomo è: devi essere disposto a non guadagnare anche per mesi. Sì e ni. ;)
Per esempio, finchè facevo la mamma full time, lavoravo con ritenuta d’acconto e il mio obiettivo era raggiungere la soglia dei 5000eur/anno dei lavoratori occasionali. Quando ho aperto la P IVA mi sono data degli obiettivi più alti, ben precisi (e realistici), da raggiungere entro 6 mesi. Se non ci fossi riuscita, non mi sarei ostinata.

Se come liberi professionisti non guadagnate, avete scelto il lavoro sbagliato.
Potete guadagnare meno (e avete però anche meno spese), potete guadagnare diversamente (per esempio senza un fisso mensile, ma con entrate discontinue), ma alla fine dell’anno dovete aver raggiunto la cifra che vi siete prefissati. Sia che siate dipendenti, sia che siate lavoratori autonomi, lavoro=guadagno. Se come lavoratori autonomi state lavorando gratis, trovate un lavoro come dipendenti e fate volontariato dove serve davvero! :mrgreen:

E’ chiaro che tutto questo implica un forte rischio d’impresa: come lavoratore autonomo non hai ferie pagate, malattia, maternità, i contributi sono minori rispetto a un dipendente, non hai ammortizzatori sociali… E’ come aprire un’attività: il rischio d’impresa ce lo metti tu, e non il tuo datore di lavoro. Quindi devi anche poter spendere: per il commercialista, per le attrezzature con cui lavorare, per l’apertura della P IVA, ecc…

Ma, alla fine della fiera, quali sono sti pro e sti contro? :mrgreen:

PRO:
- totale autonomia di scelta;
- gestione personalizzata dei tempi di lavoro;
- possibilità di organizzare il lavoro in modo personalizzato;
- possibilità di affrontare con flessibilità alcuni tipi di emergenze (malattie dei figli, colloqui scolastici, ecc…) senza doverne rendere conto ad altri;
- diminuzione dei tempi morti (tempi di spostamento, momenti in cui si è scarichi di lavoro, ecc…);
- diminuzione delle spese (trasporti, benzina, cibo, vestiario…);
- non avere capi idioti che decidono per te.

CONTRO:
- investimento iniziale;
- guadagni discontinui, associati all’eventualità di non essere pagati dopo un lavoro fatto;
- mancanza di ammortizzatori sociali;
- minore interazione umana (per alcuni tipi di lavoro, ma non nel mio…);
- possibile tendenza a ‘lasciarsi andare’;
- incombenze domestiche pressanti;
- invasione di campo da parte di amici e parenti durante le ore di lavoro;
- possibile difficoltà a dividere le ore di lavoro da quelle di svago;
- certezza di dover lavorare anche quando gli altri riposano (sera, notte, feste, domenica…).

Downshifting

Inevitabilmente finisco a parlare di downshifting, e lo voglio rivendicare! :heart:   Perchè io ho deciso di lavorare meno, e guadagnare meno. Perchè a me piace avere TEMPO e potermelo gestire tra i tanti hobby che ho (tra cui quello di Mammafelice), ma a qualcuno può non piacere il fatto di consumare meno e soprattutto non avere soldi per comprare un’auto bellina, fare le vacanze almeno 3 settimane l’anno, comprare i vestiti in un certo posto, ecc…
Però possiamo fare una cosa? Parliamo di downshifting solo quando è vero? :mrgreen:
Perchè sento spesso parlare di downshifting persone che hanno: la casa di proprietà, rendite immobiliari, rendite patrimoniali, eredità, ecc… e mi viene da ridere. Le persone che hanno entrate di questo tipo, e che quindi non avrebbero avuto bisogno di lavorare nemmeno prima, non sono certo dowshifter: sono privilegiati!

Altrimenti si finisce per pensare che il lavoro autonomo sia una cosa da ricchi: no, è una cosa da lavoratori! E a questo proposito voglio citare un recente articolo di PianoB, perchè appunto mi ci ritrovo in pieno.

La conclusione è: non ci sono magie, nè miracoli. Lavorare da casa è un lavoro, che nel mio caso ha tanti pro e pochi contro, ma è sempre un LAVORO e non un hobby.
La discriminante è: il proprio tipo di lavoro, il proprio carattere. Partendo dal principio fondamentale che mi guida nella vita: siate felici!
Se dovete diventare lavoratori autonomi e stare male, non fatelo! Se invece tutto questo vi rende felici, provateci (realisticamente)!  :heart:

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